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The “Cathedral”
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The “Cathedral”

Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, ha commissionato all’architetto spagnolo Ricardo Bofill la costruzione del nuovo fronte mare della città. Una delle più ambiziose modifiche urbanistiche degli ultimi tempi in Europa. Un’opera lunga 215 metri e alta 33 sul livello del mare. Un progetto che ha scatenato le polemiche  di ambientalisti, cittadini e personaggi del calibro di Orial Bohigas e Gillo Dorfles e scomodato anche l’autorevole El Paìs.

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Ma al di là, delle polemiche che spesso hanno accompagnato la realizzazione di alcune sue opere (vedi l’albergo Vela di Barcellona e il complesso marittimo di Savona) Bofill resta senza dubbio uno dei grandi architetti e urbanisti contemporanei, oltre che uno dei principali rappresentanti dell’architettura postmoderna. Nato a Barcellona nel 1939, lavora con il padre architetto fino al 1963 quando fonda il “Taller de Arquitectura” un gruppo interdisciplinare di progettazione che mette insieme non solo architetti, ma anche sociologi e scrittori. Dagli anni sessanta ad oggi ha realizzato costruzioni che spiccano per il proprio stile, progetti che mantengono le tipiche linee del moderno, ma abbandonano le forme pure.

 

Ma tra tutte le opere, probabilmente la più insolita è il recupero di un vecchio cementificio, scoperto da Bofill nel 1973 a Barcellona. La fabbrica di cemento abbandonata e parzialmente in rovina, era parte di un complesso industriale degli inizi del secolo. Una struttura che comprendeva più di 30 silos, gallerie sotterranee ed enormi sale macchina. Gli interventi di ristrutturazione dello studio di Bofill sono durati due anni. E il risultato è straordinario. Silos trasformati in un complesso unico che include: gli uffici dell’architetto,  un laboratorio,  un archivio, una biblioteca, una sala proiezioni e uno spazio espositivo detto “La Cattedrale”: sede di mostre, conferenze, concerti e una vasta gamma di attività culturali legati alla vita professionale dell’architetto.
Una vera lezione di architettura ad ogni angolo. Elementi della vecchia struttura perfettamente conservati convivono con rivestimenti architettonici contemporanei.  Silos di metallo e pezzi di design, gli interni semplicissimi, con divani casual bianchi, tappeti monocromatici e lunghe tende si combinano armonicamente in un gioco di contrasti con elementi complessi di metallo e cemento della vecchia fabbrica. Un gioco di contrasti unici tra antico e moderno. I pilastri di cemento e i soffitti sembrano ritrovare una nuova leggerezza, immersi nell’abbondanza degli spazi e  nell’abbondante luce naturale che arriva dalle grandi finestre. La struttura è circolata da un giardino di eucalipti, palme, ulivi e cipressi che sorge lì dove prima c’era il cortile della fabbrica.

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Un’operazione di recupero notevole, che mostra un profondo rispetto per le forme e le strutture architettoniche del passato. Rinnovandole e rendendole attualissime. Una vecchia fabbrica che diventa una nuova icona di modernità. E che sembra ricordarci che a volte dal cemento può nascere anche qualcosa di buono.

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